Quando arriva, arriva.

Non vuole essere il solito post di Natale, non proprio. Vuole solo essere un tentativo di ricordare questi ultimi giorni prima di lasciare Milano per qualche giorno di festa in famiglia. Mi sembrava bello ricordare il pranzetto di ieri con tutti i colleghi, camminando al sole, con un passeggino tra di noi, sorrisi e qualche battuta.

Mi sembrava bello ricordarmi di questa ultima giornata pre-ferie con me che distribuisco un pensiero per tutti e la faccia dei colleghi al ricevimento dello stesso.
Mi sembrava giusto ricordare le emozioni per un altro regalo fatto e il sole che non vuole lasciare la capitale lombarda in questo countdown pre-ferie.
Insomma, come mi dice sempre qualcuno, dato che le cose belle son poche, vale la pena viverle tutte: giusto per accorgerti, una volta vissute, che non sono poi così poche.
A voi che mi leggete, io faccio un sorriso e vi dico di staccare un po’ la spina e di star vicino a chi vi vuol bene.

Buon quello che volete, buon Natale.

Come Cicale, la canzone non l’insetto.

Quando stai male, giù, di cacca, triste e che alcune cose delle tua vita molto importanti non riescono a sorridere, quando sei obbligato a tirar la cinghia o stare a casa per smaltire lavori arretrati, quando fuori è grigio e tutto il resto della baracca in quei momenti lì (ma non solo -anche per puro cazzeggio- ma questo in età pre-adolescienziale eh) io ballo.
Ballo a modo mio, mi muovo, fingo coreografie nella mia mente non muovendomi di un centimetro dal posto in cui sono. Oppure agito braccia, testa e bacino.
Ora mi stanco subito, ho il fiatone, mi faccio ridere da solo. Prima però, ballavo tanto, anche davanti allo specchio, specie davanti allo specchio. Non so bene da dove è venuta questa cosa, forse da iper-piccino dopo aver guardato qualche eccesso di mio padre che lo faceva su Barry White (colonna portante delle sonorità domestiche almeno fino a 13 anni) o forse tutto nacque da una canzone della bella Whitney, ma bene non ricordo. Da 13enne ci sudavo questo si e la pompa mi uber-reggeva, adesso qualcosa (risate registrate) è cambiato.
Non mi fa pensare, mi porta altrove, mi fa sentire per 47 (sì, magari poi crollo) secondi circa: migliore.
L’altro giorno l’ho fatto con le cuffie e al ritmo di questa canzone:

Un salto in Südtirol

Esatto, avete proprio capito bene: da Milano al Südtirol, senza passare dal via.
Il tutto avviene grazie alle persone che si occupano di diffondere turismo, storia e tradizioni di una delle terre più belle del nostro territorio.
Monti, aria pulita, scenari da favola ma sopratutto un eno-gastronomia ricchissima e piena di varianti possibili da poter esprimere in tavola.

Era per me il secondo appuntamento con questa che io giudico una formula vincente: si portano presso le persone le delizie di quella cucina che non deve essere considerata solo ‘di montagna’, il tutto guarnito dall’esperienza e dalla bravura di grandi chef altoatesini.
A cominciare dal patrimonio vinicolo, che riesce ad offrire tante e diverse qualità di vini rossi e bianchi, passando per il pane ed i prodotti ‘della terra’.
Piatti particolarissimi, cucinati e presentati in modalità che lasciano a bocca aperta.
Stile, servizio, sapori che ti sorprendono portata dopo portata.
Si impara a conoscere questa cucina, si impara ad amarla e apprezzarla, ma sopratutto ti viene voglia di provarla ancora e ancora.


Ecco che scopri che raggiungere Bolzano da Milano non è così difficile e complesso e che basta alzarsi una mattina di buon orario, per trovarsi ‘in pista’ dopo poche ore.
Amo questi appuntamenti perché mi fanno conoscere sempre più una terra per me davvero nuova e ‘vergine’, mi fanno incuriosire e mi portano a dire “…quasi quasi, ci vado per qualche giorno…”
Tutto ottimo, come sempre e la promessa di colmare presto questo mio gap con le tradizioni e la cucina del’Alto Adige Sud Tirol.

Quando la ‘K’ non è solo odiosa appendice di errori grammaticali

Ogni tanto mi invitano a passare delle ore fuori dall’ufficio o dalla mia camera e con piacere accetto, specie quando, con la scusa di serate come queste posso rivedere amici e amiche -che magari fanno il mio stesso mestiere- e che da un po’ non incontravo.
Gradevolissima la serata organizzata da Kellogg’s a Milano, proprio tra le pareti dello spazio ‘K’ per l’appunto, per farci simpaticamente giocare con quella che per me è già da anni una delle mie principali manie: la Rossomania.
Io il rosso lo amo, sì. E credo che sempre lo farò. Rosso per me è vita, è passione, è desiderio, sogno, fascino, potenza ed eleganza.


Un colore importante e famoso, un colore dalle tante responsabilità e dai millemila significati.
Grazie a Kellogg’s abbiamo potuto dire la nostra su questa eccezionale tonalità cromatica e divertirci assieme ai nostri amici per comunicarlo ai quattro venti.
Ecco il risultato di una bella parentesi infrasettimanale con gli amici di Kellogg’s e la bontà dei cereali “Special K” (io ho preferito quelli al cioccolato :P )
Si vede che mi piace mettermi in posa?
Bene, non dimenticatelo.

Manovrando, piangendo

Nessuno può dire se è stata una botta di ggenio di tale signora con quel tono un po’ alla Margaret Thatcher de noinatri o pura e semplice emozione, quella che ieri sera, una domenica sera delle tante, che ci porta al Natale ormai dietro l’angolo.
Una domenica sera in cui mezzo paese ti sta guardando poiché gli stai comunicando a grandi linee quanto brutto sarà l’anno che verrà (ma non solo) ed i sacrifici per poterlo superare.
Proprio alla parola ‘sacrificio’, singhiozza, fa un gran respiro, si stringe la mano verso la bocca: proprio non gli esce, non viene via.
Pianto.
Una tipologia di reazioni per capire quanto dure possano essere determinate decisioni prese, un lato di umanità che ha fatto twittare il nome del ministro per mille milioni di attimi in un minuto solo.
Una donna dal viso rugoso, una professoressa, che ci spiega bene e con tanta gestualità quello che bisogna fare e come saranno strutturate le prossime vicende legate alla pensioni del nostro paese.
Una conferenza stampa di un governo che è cambiata in molto: modalità di comunicazione, di ‘scherzo’ (celebre un Monti che: “Commuoviti, ma correggimi”), di spiegazione dei proprio ragionamenti.
Un ‘è tutto così pesante, ma non potevamo fare altrimenti’ detto con educazione e calma senza toni forti.
Un rinunciare al propio compenso governativo, che per quanto ‘normalità’ debba esserci in un gesto del genere, lascia a bocca aperta a riflettere.
Sarà quel sarà e sarà dura, durissima. Sopratutto per noi giovani.
Sarà un anno da ghiri e bacche messe in cantina per superare l’anno.
Sarà tutto quello che vuoi tu, ma quel pianto trattenuto, smorzato, improvviso è stata la più nobile forma di umanità associatà ad un governante negli ultimi 20 anni di storia politica di questo paese.