Disfatta (ma anche no/si/sticazzi)

Questa “potrebbe” essere la parola giusta.
Un pò complicata da definire in quanto tale, ed in quanto associata a quello che ne concerne la mia attività  lavorativa.
Spiegarlo non ha senso, spiegarlo è anche lungo.
E probabilmente annoia, prima me, poi voi.
Il fatto di avere un gruppo di persone da seguire ed a cui dare indicazioni, potrebbe già  mettermi sul podio del “è colpa della squadra” quindi colpa anche TUA che ci lavori.
Probabilmente.
Ma anche no.
Di fare il papà , non son bravo, questo si.
La giovane età  dei partecipanti al mio “team” può giustificare la presenza di questa parola.
Chiamare, seguire, contattare.
E non avere riscontri ne ritorni.
E imparare da questa grande palestra che è la vita e l’esperienza nuova che si sta affrontando.
Target non raggiunto (uno dei quattro) e magra soddisfazione portata a casa.
Domani sarà  un giorno migliore (vedrai).
Quello che un pò mi scoccia, as usual, è la più banale considerazione che si possa avere della mia persona prima e della mia figura dopo.
E parlo come un bimbo, i know.
E mi sento provinciale con questa storia della considerazione di me/lui/lei/l’altro.
Poi smetto di pensarci, poi smetto.
Ma guardo sempre dritto negli occhi le persone con cui lavoro.
E mi sento un pò ciecato.

ommenti

  1. uno su 4 è ottimo!
    le aziende, purtroppo, sono fatte di persone e le persone disattendo sempre le aspettative.
    perché in fondo non gliene fotte un cazzo, perché poi te la raccontano e tu a volte non te la lasci raccontare e devi sprecare un mare di parole per un concetto molto semplice, ti ho detto di fare ma tu non hai fatto.
    Comunque non importa, ci saranno moemnti belli e momenti difficili, mai dire brutti, perché la vita, come tu ci insegni, è un insieme ti tantissime cose, il lavoro è una compagine del tuo libro.

    Vai inferie!! e goditele!!

  2. non posso che condividere quello che ha detto Mek2. Sopratutto mai dire momenti brutti. Adesso è così, domani sarà  meglio e via dicendo. E’ sempre tutta una montagna russa, l’importante è bloccare le nausee delle prime volte.

  3. Sai, penso sia quello che succede un po’ in tutte le aziende, dove magari il team non te lo sei scelto nemmeno tu ma ti è stato imposto.
    E allora ti scontri con la nuova generazione di Italiani che di lavorare non han voglia, che si sentono più furbi e la cui unica aspirazione è quella di trovare prima o poi un posto statale dove dormire fino al sopraggiungere della pensione.
    Con certa gente non puoi lottare.
    Però puoi cercare di cambiarli, questo si. Il fatto è che sbatterai la testa contro tanti di quei muri che alla fine sembrerai una pianta di ginseng.
    Però capitano anche giorni buoni, davvero. Basta alzare i loro standard. Ja si fa!

  4. Pingback: MyLife » Blog Archive » Gli occhi tuoi non menton mai

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