I due fuochi dentro (before lunch)

Il sistema è cambiato, il sistema sembrava una macchina perfetta sparata verso il futuro, ora è uno scassone indeciso, se continuare ad andare o andare singhiozzando.
Pararsi il deretano è quello che sento di fare, ora come ora, in barba ai miei sogni che voglio rimangano il più vivi possibili.
Parcheggiarsi in ogni dove, ma parcheggiarsi perdio.
Primi abbozzi emozionali su questa terra che mi ha ospitato, cominciano a venir fuori.
Non dico tutto ora in questo break-time prima del pranzo alla spagnola targato 3 del pomeriggio.
Accenno al fatto che, alla fine giorno dopo giorno, l’ho fatta anche un pò mia questa terra, l’ho sentita tale e nel bene e nel male delle persone incontrate.
In realtà  il bivio mi attanaglia, tento il triplo carpiato, anche si.
Ma è un numero da circo, roba per gente preparata.
Stai in guardia, Stefanì.
Dall’altra parte del muretto di cinta, c’è il desiderio, nel mio futuro, di Roma.
Città  che non ti abbandona mai. Lei gioca a nascondino tra i vicoli, respira attraverso l’ombra dei platani e dei pini, ti lascia senza fiato a sera, quando scende vestita del suo tramonto migliore, il più bel rosso su tutte le sue cupole e i sui ponti, ti asciuga le lacrime dei tuoi perché e dei tuoi sarà , addormentandoti piano nei suoi inverni miti.
Lotto combattuto fra due fuochi e penso al modo più “normale” (se ne esistesse una definizione precisa) per come continuare.
Ma ora ho davvero fame, lasciatemi rimpinzare.

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