(in) pillole

giorni,ore, settimane. Tempo quindi, poi mesi. scorre tutto scorre. Il mitico Panta-rei a cui aggrapparsi in momenti in cui le cose al contrario sembrerebbero non muoversi. Che poi alla fine, serve e non-serve. E’ una frase fatta, come tante in giro. Dato che è fatta, è pronta sempre per essere servita poi confezionata assieme ad altro, quindi te la piazzano nel bel mezzo del menu quotidiano. E’ fatta, è pronta, è finta. Scorre lo sviluppo degli altri attorno a te. Scorrono i cambiamenti sibillini. I mille discorsi a cui avresti voluto partecipare. Tutto racchiuso in un barattolino. Di plastica, quelli riciclabili, come un medicinale, un antidepressivo. In pillole si articolano i fatti. Quelli che vivo. Giù un’altra. Si sente la necessità  di una reale con-presenza partecipativa alla scorrere. Non v’è dubbio alcuno, il fascino del vedersi passare attorno e dietro, davanti, fatti ed eventi che non ti riguardano è limitato. Poco dopo produce un senso di affanno e di disagio.

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