Metti oggetti a caso in un sacco.
assicurazioni e meccanismi non funzionanti, attese e ritardi. Arrivi e partenze, non miei tranquilli. Saluti e arrivederci. Facciamo, faremo eh. O almeno qualcuno se lo augura.
Calcoli e casini, matematiche impossibili. Ragionamenti trasparenti e condotte non applicabili. Intemperie e multistrati, ogni volta che ci si ri-confronta anno dopo anno, autunno dopo autunno, una tacca alla volta si viene sconfitti. Barbe lunghe ed incolte, io dico pigrizia, ma forse in fondo è qualcos’altro. Distanze e vicinanze, che algoritmo inutile, destabilizzante.
Travolto da una pulsar, emetto lampi pari a lucciole d’estate. No, non nominarla, no su dai, per cortesia. La solita voglia, in questi momenti che il tempo si incanali velocemente giù per uno scivolo e tac, tanti auguri di buon anno. Forza.
Bisogni e necessità che non ti lasciano riposare, poi dormire.
La barba, tagliati la barba.
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- « Semplice accanimento o devianza in nascere.
- » E lui cantava Gaber e parlava di tante altre cose. Ricordati della miseria e della libertà intesa come partecipazione.
















