My Own Private Milano

©

Un’idea di quelle divertenti, che strizzano l’occhio al solo pensarla, che strappano un sorriso enorme poi, nel vederla realizzata.

Semplice: Milano vista dai non-milanesi e raccontata dai milanesi stessi.

Foto e parole assieme a tanti amici, blogger e fotografi.

Una bella cosa, nata dalla mente poliedrica del Sir, che attraverso questo post, come al solito, ringrazio.

Quissù la mia foto che compare nel pratico ed innovativo e-book, disponibile qui, confezionato in maniera pregevole dal grande Nemo.

A seguire il racconto del blogger milanese che ha scritto “sulla” mia foto, il grandissimo Zu.

E vediamo di rifarle più spesso ste’cose.

Grazie a tutti.

A voi:

Le colonne. Non serve altra specifica, son quelle.

- Un ricordo per ognuna, scommetti?

- Ma se non sai nemmeno quante sono!

Invece sì, lo so da quando un tizio le ha contate a voce alta con accento palermitano mentre il tram le costeggiava, dopo essersi fermato al nuovo, per me nuovo, minisemaforo da binario unico. Sono sedici.

E siamo a uno.

- Adesso mi dirai come si chiamano… facile.

- Sì, facile, ma son sempre 50 punti. Si chiamano come la chiesa a pianta centrale davanti alla quale si trovano, ma San Lorenzo me la ricordo più per le foto che esibiva (se esibisca ancora, non so) al suo interno:  grazie a loro capii una volta per tutte perché la cerchia dei Navigli si chiama così. Milano era una città d’acqua e questo fino a poco più di un secolo fa. La porta ticinese medievale era un ponte. Due.

Di lato rispetto alla stessa chiesa, il cinema omonimo che mi fece scoprire qualche film africano. Lustri e lustri fa, comunque. Tre.

- Minchia, oh, ma sei vecchio. Te una birra, mai?

Birre e sconcezze lasciate ogni sera ai piedi delle colonne (d’epoca romana, ricordalo) hanno fatto gridare alla chiusura, ma chiudere gli spazi è cosa brutta: la città va vissuta, perfino quando come “muretto”, ossia luogo per oziare e fingere di decidere dove andare poi, si usano pezzi di storia antica. Quattro.

Certo il baccano non deriva tanto o solo dalle colonne: sono tutti i locali adiacenti a moltiplicare a dismisura gli spazi invadendo superfici e volumi, soprattutto volumi. Prova a dormire in una delle case che affacciano lì. Dico, dovendo seguire orari d’ufficio e non più da studente o pseudoartista. Cinque.

Non resta che migrare dall’altra parte, in piazza Vetra, ovvero parco delle Basiliche. Due momenti (gli altri sono molto sfumati) da ricordare: Jackson Browne gratis, bello fin dal sound check, bello anche il concerto seguito seduti nel fango perché nel frattempo c’era stato un temporalone. E la prima volta che vidi dal vivo Alessandro Bergonzoni, già mago di parole in camicia. Sei e sette.

L’ottavo ricordo è quello del bacio che lì ti darò, baby, alla prossima occasione.

- E gli altri otto?

- Ma tu credi a tutto quel che ti promettono? Ciao,eh.

ommenti

Lascia un Commento

I campi richiesti sono evidenziati con *.

*