Dice, te lo ricordi che sapore ha, quel cloro che se ce ne mettono troppo poi l’occhio diventa rosso e quando esci tutti ti dicono, con i capelli sparuti e spennacchiati, tra una grassa risata e soffio al naso -ahahah, ma guarda che occhietti- e prendi il tuo asciugamano dal terreno per asciugarti, stando attento a rimuovere l’erba del prato che si appiccica sotto, dopo le tante ore e te la ridi sbeffeggiando.
Il sole sta per fare il giro, vi guardate intorno, giusto per dare una controllatina, qualcuno già se ne è andato. Magari rimaniamo un altro po’ che non c’ho voglia di tornare subito a casa. Un altra scivolata? Ed ancora a saltellare sul cemento del vialetto a piedi nudi per arrivare correndo fino in cima, per partire primi. Sudati, col fiatone e sempre a ride (ma che cazzo c’avevamo da ride, dico adesso). Qualche volta eri primo, qualche volta eri secondo, ovvio. Pure terzo se è per questo.
E questo tra un su e giù, alternato con un cremino, un ghiacciolo al limone, per qualche botta d’estate, magari quelle sul finale quando l’estate era in discesa verso l’autunno. Ci andavi coi motorini e gli zainetti al parco acquatico che all’epoca fece novità per gli scivoli, i toboga per essere leggermente oltre confine. Costicchiava mi sembra e quindi ci si andava di meno, ma era pieno di ragazzini della stessa età dai 13 ai 17 massimo 18. E ti potevi guardare intorno tutto il giorno che era una meraviglia, le file sugli scivoli le code alla cassa del bar, a piedi nudi, col costume ancora bagnato e la puzza di cloro e quei riccioli biondi, rossi, scuri. Era tutto un ridacchiare, un saltellare magari per l’escursione termica tuffetto-baretto.
Tutti gruppettini, bizzarre geometrie di aciugamani sui prati, di costumi, di colori. Era un sabato, magari un martedì o un giovedi. Non faceva differenza, non andavi a scuola, non dovevi pensarci. Poi c’erano i bagnini, i fischetti, le ragazze in coda per i bagnini, il guardare i bagnini da lontano, sognare di diventare un bagnino.
E la doccia finale per chi se la faceva (come delle piccole belve, saremmo potuti rimanere con quella patina biancastra per ore) e per chi non, al ritorno col sole che scendeva giù, con tutta l’aria d’estate del mondo sulle gambe e sui capelli che a forza di sole diventano biondi, la spalla di chi guidava il motorino che la doccia non se la faceva quasi mai. E il cloro.
Ah si, quell’odore. Ora la ricordo già meglio.
