L’acqua calda è sempre troppo calda

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(piccola premessa: nel mio linguaggio aulico ed ortodosso, l’espression “pezze ar’culo” identifica uno stato di scarsa agiatezza e difficoltà nel vivere il quotidiano ed il rimanente mese fiscale contabile, così come la vita ed i progetti ad essa affidati. La uso moltissimo e la maggior parte delle volte nei più svariati contesti. Poi mi garba poichè riassume e sintetizza un male purtroppo diffuso nel sistema Italia)

Girando stamattina con la macchina per due, tre piccole commissioni, mi è venuto da guardare con maggiore attenzione la mia città natale, Frosinone e di stabilire subito dopo qualche minuto e diversi isolati che nulla o poco cambia ed ha voglia di cambiare.

Novità poche, pochissime, a parte l’ascensore mono cabina che ti porta dalla parte alta della città alla parta bassa della stessa in pochi minuti. Ora, passata l’euforia da “macchina del tempo” del sopra-citato ascensore e scendendo un po’ più nel dettaglio con diversi amici, i toni sull’attuale condizione del capoluogo laziale, sono sempre più sommessi.

Sfogliando i quotidiani locali, ben due e dello stesso proprietario (…) non si evince assolutamente un velato vento di preoccupazione, tutt’altro. Le pagine affidate alla politica locale sono le solite accozzaglie di marchette travestite da giornalismo obiettivo ed autorevole, ma che alla fine non dicono niente di niente. Un mix di faremo, si farà, avvieremo, ci stimo muovendo per. Il nulla. Ora acqua calda a parte, perchè la popolazione seppur provinciale e notoriamente ricordata di origini molto rustiche si ostina a continuare a vivere sotto il perenne velo del non sa/non risponde?

L’unico focus che vedo coltivare è l’apertura delle gioiellerie in centro. Ne aprono ancora, come i negozi di abbiglimento (questi ultimi chiudono sistematicamente dopo n-mesi)  ne aprono a raffica. E i macchinoni, quelli poi. La sportiva tedesca di importazione nonostante tutto rimane una presenza costante (mettiamo che un bel 45 % sia di gente che evade, perchè evade, ma il resto?), come l’abitino della marca in voga tra i “borghesi” della città e che in molti fanno a gara per imitare. Quando però, stringi al sodo e ti siedi attorno al tavolino del bar o del “wine bar” (che fa figo) a parlare, a chiedere e domandare, la maggioranza statistica dei miei coetanei non naviga in buone acque, anzi. E mi continuo a chiedere il perchè di tutto questo: perchè. Ancora ci si affida ad una classe politica vecchia, nefasta, poco chiara, inconcludente che regola le sue attività solo con l’antichissimo meccanismo dei favori, del “se conosci quello li”. Questo è un capoluogo (uno degli ultimi per qualità di vità nel nostro paese) e mia città natale, a settembre 2010. Questo è.

Poi bellissimo ascoltare confidenze di cotanta verità “…ti ricordi TizioCaio eh? Si, certo, l’avvocato perchè? No, è che non stava facendo granchè il suo studio, ed allora dato che amico dell’Onorevole CaioSempronio è stato assunto in banca “al volo”, per stare un o’ più tranquilli…”

Con le parole poco si spiega e magari si spiega pure male, ma è davvero ultra-mega-triste accettarlo, rassegnarsi (perchè non si pensi che si cambia un movimento culturale di decine di migliaia di capoccie e generazioni alle spalle comprese, in un batter d’occhio), così è, così resterà a meno di radicali e drastiche rivoluzioni.

Un’ apocalisse, che so.

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