E’ una bella mattinata di settembre, mi vien da dire dalla scrivania in cui mi trovo. Ciondolante ad ogni mia battuta sulla tastiera, mi fa compagnia con gli spigoli che evito di quando in quando per scrivere meglio e sopratutto non avere segni sugli avambracci. Confido ad un’amica, in una rapida chiacchiera digitale, che si, questo sole di oggi è davvero mite e delicato. I piedi trovano rifugio sotto il suo tepore e la pelle delicata e scura dal recente mare si lascia accarezzare sorniona.
Io li guardo questi piedi e poi improvvisamente mi vien da pensare a quella poesia di Erri de Luca che una persona importante mi fece scoprire in una strana e calda estate di qualche anno fa, proprio sotto forma di post, se non erro. Ripongo velocemente questo ricordo per me piacevole e penso con gli occhi pieni di sole che entra dalla finestra, che sia un’ottima giornata solo per stare fuori nelle ore più calde e disfrutar, ricaricando le batterie interne di quella luce solare, che tanto mi serve e mi aiuta.
La lista delle mie scadenze dinanzi al corridoio della mente si accende e anche questo pensiero viene messo rapidamente da parte. Sembrerebbe essere proprio così in questo ultimo frangente di vita: una serie di blocchi di pensieri o di pensieri singoli, che continuamente vengono vagliati e smistati: questo/i si passa, questo/i no, di quà.
Passano così i pochi minuti rimanenti alla sparizione di quel fascio di luce dalle forme indistinte che batte sul lato sinistro del letto e che magicamente avrebbe assunto le forme di un trapezio.
