Dio che giornate verrebbe da dire e che momenti verrebbe da pensare. Da capirci sempre meno, roba che un tratto ti svegli o meglio che ti vivi il tuo strano sabato pomeriggio e tac: sei in guerra.
La guerra, che parola, che suono strano. Ne fanno tante purtroppo, tante già ce ne sono ma la sensibilità si acuisce quando questa è dietro l’angolo è dietro casa tua. La Libia è le sue assurdita vittima di un dittatore che ne diventa il carnefice di un vecchio pazzo che non ama fermarsi davanti a nessuno ed a nulla.
E la rapidità con la quale la comunità internazionale ha intenzione di agire contro di lui. Aerei, eserciti, attrezzature, tutti dispiegati a far capolino verso quello stato dell’Africa del Nord che già da tempo soffriva della presenza di una mente malata e poco organizzata come il bizzaro leader che con tanti onori abbiamo accolto in Italia.
E poi il Giappone con il suo numero delle vittime che sembra continuare a salire e la sua radioattività e tutto il resto. Non vedo fine alla confusione, mi districo con difficoltà in mezzo a questo carosello di sentimenti anche personale, cercando di filtrare il più possibile, di evitare il conivolgimento.
Una inizio d’anno questa che sembra essere davvero incredibile e che non lascia fiato, quasi non lascia scampo. Quello che dovrà venire dopo solo Dio lo sa. Perché io proprio non lo so, credetemi.