My personal spring session

La mia è iniziata così, con della propoli sparata in gola e prima ancora con della febbre di quelle fulminanti, immediate e repentine.

Trentasette, trentotto, picchi di trentotto e otto. L’abbiamo guardata in faccia, un pizzico di rassegnazione e giù al letto per sudare come nelle prove di un balletto per conto Carrà. La stronza dura tecnicamente poco, ci avvolge senza corteggiamento come una passione di una notte, forse due e via. La febbra questa sconosciuta sgualdrina lascia come ricordo non una mazzetta di fogli di medio taglio sul comodino al mattino, no, lei lascia quella sensazione di respirazione difficoltosa, quasi zoppicante e fastidiosa.

Ti ritrovi a vivere i primi, illuminanti giorni della stagione dei fiori con il tuo tranch che per tutto l’inverno ti ha fatto compagnia e sentirti ‘alternativo’ a passeggiare per Milano di pomeriggio che con i suoi ventitrè barra -anche- ventiquattro gradi sembrava aliena e forse anche un po’ drogata, sperando che se t’incrociasse quel bell’uomo di ‘The Sartorialist’, ti facesse anche una foto considerandoti ‘cool’ and ‘unique’. Sì, unique per la stagione. Faccio finta di niente, mi raso barba e capelli, mi ripulisco e perdo quei quattro cinque anni di pelo e trascuratezza.

Svolto l’angolo, cerco il cielo blu: è primavera, finally.

 

 

Lascia un Commento

I campi richiesti sono evidenziati con *.

*