Disfatta (ma anche no/si/sticazzi)
01 Agosto 2008Questa “potrebbe” essere la parola giusta.
Un pò complicata da definire in quanto tale, ed in quanto associata a quello che ne concerne la mia attività lavorativa.
Spiegarlo non ha senso, spiegarlo è anche lungo.
E probabilmente annoia, prima me, poi voi.
Il fatto di avere un gruppo di persone da seguire ed a cui dare indicazioni, potrebbe già mettermi sul podio del “è colpa della squadra” quindi colpa anche TUA che ci lavori.
Probabilmente.
Ma anche no.
Di fare il papà, non son bravo, questo si.
La giovane età dei partecipanti al mio “team” può giustificare la presenza di questa parola.
Chiamare, seguire, contattare.
E non avere riscontri ne ritorni.
E imparare da questa grande palestra che è la vita e l’esperienza nuova che si sta affrontando.
Target non raggiunto (uno dei quattro) e magra soddisfazione portata a casa.
Domani sarà un giorno migliore (vedrai).
Quello che un pò mi scoccia, as usual, è la più banale considerazione che si possa avere della mia persona prima e della mia figura dopo.
E parlo come un bimbo, i know.
E mi sento provinciale con questa storia della considerazione di me/lui/lei/l’altro.
Poi smetto di pensarci, poi smetto.
Ma guardo sempre dritto negli occhi le persone con cui lavoro.
E mi sento un pò ciecato.











