Privilegi della crescita o del ritorno a casa
14 Agosto 2008Non ho piu’ la chiave della mia stanza.
Le ipotesi sono tre.
1.Famiglia despota ?
2.Famiglia disordinata ?
3.Temporanea (o definitiva) indisponibilita’ del diritto alla privacy ?
Non ho piu’ la chiave della mia stanza.
Le ipotesi sono tre.
1.Famiglia despota ?
2.Famiglia disordinata ?
3.Temporanea (o definitiva) indisponibilita’ del diritto alla privacy ?
Chi mi dice che una strada è piu’ pericolosa dell’altra, chi mi dice che invece no, l’altra e’ piu’ breve e scorrevole. Ecco, fate quello che vi pare, ma non fatemi trovare in mezzo al caos piu’ destabilizzante dell’ingorgo autostradale di sera.
Molto emigrante con la valigia di cartone, molto anche no. Che tutto scorra lissio.
Al massimo qualche sosta sbadigliante all’autogrill.
Poi quel che sara’ , sara’.
Tra pochissimo in ufficio a riprendermi l’unico PC rimastomi.
Necessito mio piatto preferito cucinato da genitrice in attesa.
Sfruttiamo i primi 15 minuti da figliol prodigo e via.
Attento a quello.
Attento a quell’altro.
Non parlare a quel volume di voce: bensì, sensibilmente più basso.
Abbassa il volume.
Chiudi lì, serra di là.
Respira piano anzi non respirare.
Alza il finestrino.
Abbassa la musica.
No quella li no, piuttosto quell’altra là.
Sai, ma io.
Non mi piace.
No, non mi garba.
Spegni.
Non muoverti.
No questo no.
No questo non va bene.
Vorrei così.
Vorrei cosà.
Vasellina?
*(prosegue il momento finesse, i know)
Sono vivo.
Ho 10 tra oggetti, borse, porta-abiti all’interno di una stanza (che si trasformerà in un castello).
Ho fatto un trasloco in ore 2.
Sono un mito.
Si, un mito, nell’appiccicare di tutto nelle borse e attuare tecniche di compressione mai viste.
Alla fine però, ho un tetto. Un posto auto, una cucina ed un bagno.
Mi manca un armadio ed un tavolo (se non conto quello della cucina).
Ho una persona molto gentile, che pur conoscendomi da poco, mi ha offerto la sue maison.
Ed io la ringrazio.
E poi ho imparato l’esistenza della parola “presnete” (stender, appendi-abiti) ed il significato a cui essa è associato (trattasi di refuso della mitica, che di risate a prim mattino me ne ha fatte fare).
Ed in questo clima di marasma generale, non è poco.
Anzi son sempre cose.
Pensavo ai poster che ognuno ha in stanza.
O a quelli che aveva nella propria stanza.
Io almeno, perchè mi ricordo prettamente i miei, sono passato dalla fase, foto enorme in bianco-nero, Jhon Lennon e qualche altro grande classico, ai più rodati, calendari dell’87/88 della rivista Max, ma anche 92/93.
Ho in mente solo il capezzolo della Marcuzzi, quando era una pischella, sbattuta sulla prima della rivista più acquistata in edicola dal giovane adolescente(italiano).
Alla fine, ero meticoloso, con le signorine modelle. Una accanto all’altra, attaccate con dovizia di particolari. In modo tale che studiando nella fase delle medie/inizio-superiori loro fossero sempre lissù a guardarmi.
Ed io a guardar loro.
(e comunque dico no alle facili e semplici conclusioni/allusioni)
(l’onanismo a quell’età, non è il male)
Dalle tette/culi alle cartoline più disparate, alle foto (niente digitale all’epoca, ma solo pellicola “original 35mm”) effettuate tra campeggi, escursioni notturne, passeggiate, mare ed eventuali.
Una volta misi anche un enorme pareo sul muro (tanto per dare un tocco di oriente/africa alla stanza).
In linea di massima, non ho mai avuto però, ne la facoltà ne la voglia di stra-personalizzarla.
Ho atteso tanto, in nome di un arredamento che alla fine sarebbe stato un inno al minimal/clean/easy.
E cosi è stato.
C’è rimasto in quella stanza, solo un quadro del Guggy.
Ma anche un pizzico di me (un bel pizziccotto) e quel meraviglioso,enorme,stra-bordante,letto a due piazze.
Ma, amen.