Archive for the ‘un pensiero a te’ Category

Du’conti alla mano

Sabato, Novembre 29th, 2008

Con la crisi che abbiamo, la sfiga che mi porto dietro, il fatto che qualsiasi cosa io tocchi/provi a fare/tenti di creare si distrugge inesorabilmente, i debiti che ho, credo che ci metterò un 5 anni per rimettere tutto a posto ed avere una “normale” condizione di vita.
Una relazione seria, la costruzione di un qualcosa ?
Se vabbè.
Che poi seriamente, quanta voglia uno avrebbe, quanta ?
Di poter immaginare, sognare un secondino, provare a programmare (con i piedi per terra, senza dubbio) con una persona (e capita anche che trovi la persona) e dover per l’ennesima volta chiudere tutto, archiviare.
I passi che si erano fatti, si erano fatti anche con la speranza di poter crescere. Crescere, quindi evolversi.
Ed invece peggio di prima.
Qualcuno mi ha detto, in confidenza, di farmi violenza , di farmela davvero e di andare avanti.
Il concetto è che uno, non che non abbia voglia farlo, ci mancherebbe, ma con quali scenari futuri lo deve fare ?
Quali ?
Il programma dei prossimi 5 anni ( e di tutto quello che nei prossimi 5 anni ci sarà..) è farsi stramaledettamente il culo. Per campare.
Solo per campare.
Si siamo giovani. Giovani il cazzo.
A 30 anni , my father, aveva me, un mutuo e le spalli sicuramente più forti.
Io ? Ho ereditato solo debiti e scarsissima capacità di rinascita. Non che non voglia bene alla mia famiglia, bacio in terra solo al pensiero di averli, ma mi sarebbe piaciuto anche dare *qualche* banale soddisfazione, un pizzico di sorriso, una pacca virtuale sulla spalla.
Ora mi dovranno veder tornare all’ovile con uno sguardo sensibilmente amaro.

La dignità mi resta, quella si.

Quella sempre.

E fanculo a chi mi vuole male (cit.)

E’ solo un boomerang, torna sempre tutto indietro, dico tra me e me per consolarmi.
Che poi alla fine di tutto, nemmeno è così vero.
Purtroppo.

Aldilà del pixel c’è vita (e anche tanta gentilezza/speranza) [thk's to]

Giovedì, Novembre 6th, 2008

In questo momento di vita , sto stimando , apprezzando e rispettando molto di più, persone che sono sul web o che conosco tramite web, piuttosto che quelle che mi gironzolano intorno nella vita reale.
Ed il tutto mi fa pensare. Mi ruba un sorriso, mi strappa un leggero incoraggiamento. Mi pone dinanzi a valutazioni. Sarà un caso ?
Probabile , dico io, probabile.
Perchè, in genere non è stato quasi mai , così.
Solo che, riflettevo tra me e me.
Nel momento del bisogno, in momenti tosti-tosti della vita (come questi..) la maggior parte della presenza, della vicinanza, del calore, della palese disponibilità è stata avvertita da persone che sono aldilà del pixel.
Ne parlavo anche con lui ieri sera dandogli atto di gentilezza per alcuni consigli ricevuti.
E sarà virale, sarà sociale, sarà banalmente UMANO, non lo sò.
E forse questo post è anche per ringraziarle, qualora leggessero ancora, questi boccheggianti feed.
Un semplice e (non) banale : grazie.
Detto con la passione e con sguardo fermo.
Nel titolo del post c’è la parola speranza, si.
Parola, concetto e significato presente come il prezzomolo di sti’tempi.
Sulla bocca di tutti, nella mente di tutti.
Il genere umano, spera.
La speranza è l’ultima a morire.
L’uomo industrializzato, evoluto, iper-connesso : spera (e sospira).
Perchè ?
Vuoi vedere che ci stiamo fregando da soli ?

“Ora” ho sonno domani poi si vedrà

Venerdì, Luglio 4th, 2008

Seguire la nascita di un nuovo progetto risulta difficile, specie in questa stagione, specie con questo clima. Aggiungete poi la ricerca di una nuova abitazione sempre in questa stagione ed ecco qui che il cocktail per l’esaurimento è servito.

Ambizioso concentrarsi su diversi punti focali e fare (bene, anzi al meglio) più cose contemporaneamente. Studiare, imparare, fare esperienza (in un determinato settore: vedi la vendita e l’assistenza alle grandi aziende).

Bologna, Padova poi Treviso. Muoversi attraverso le direttrici di questo triangolo. Macinare chilometri e cambiare camicie il più frequentemente possibile. Non contando che mi si accumulano quelle da stirare. Poi ti fermi all’improvviso e ti guardi attorno. Condividere e sempre attingere dal tuo gruppo di lavoro, dai tuoi stessi colleghi. Tutti con la stessa mansione, ma direzionati in diverse sedi, a fare gruppo poi riunioni (di un’intera giornata) ed infine cena. Io li guardo, sti’ragazzi che hanno cominciato prima di me. Attentamente cerco di capire e poi carpire, sguardi, intenzioni e decisioni. Io che l’altro giorno ho telefonato ad una vecchia collega (nella precedente vita) per vedere l’effetto che fa.

Ma le scadenze si accumulano, la lista della spesa anche. E mi chiedo perchè tutto questo a Luglio, perchè proprio ora. Poi mi rispondo che “ora” è toccato mettersi in gioco e che “ora” debbo tuffarmi più che mai. Poi ci sarà Agosto, poi forse un break, senza fronzoli e senza pretese. Afflitto dalle prime pagine di una nazione che è sempre più in difficoltà e che continua a far finta di nulla. Io, che a queste cose son sensibile, faccio finta di non pensarci e rimango guardingo nei confronti di quello che verrà. Vorrei avere maggiore tranquillità, ma non “ora”. Non adesso. Verranno tempi , più sereni, più tranquilli, lo sento. Solo che , maledetto il mio esser estivo, con difficoltà spesso razionalizzo. Tormentato dal calo di forze, dal sonno che mi attanaglia e dallo stomaco che tanto bene non sta. Ma passa, tutto passa, come tutto è sempre passato. Le cose belle e quelle brutte sono sempre passate, ed avrei voluto la forza nelle mani per trattenerle, per tenere quello che doveva esser trattenuto e lasciar scorrere quello che non aveva diritto di restare. Ma poi, quella stessa forza , che alla luce di un piccolo lume, mi fa scrivere e chiaccherare , mi riporta alla verità : ho sonno e domani devo alzarmi prestissimo.

Voglio raccontare, scrivere e magari parlare, di tante cose. Ma questo, se sarà, sarà fatto in un altro post.

Noi

Venerdì, Maggio 16th, 2008

E’ difficile coniugare un noi che comprenda un “io” e un “tu”, dove
nessuno dei due venga sfuocato o sbiadito e dove l’”io” e il “tu” siano
declinati nell’interezza e diventino un “noi” che è sempre un po’ più
grande della somma dell’”io” e del “tu”.

*(presa da qui)

Tu chiamale se vuoi, emozioni

Venerdì, Aprile 25th, 2008

Ci sono occasioni in cui ti si ferma il cuore. Occasioni in cui improvvisamente tutto si annulla. Momenti in cui hai, purtroppo, le tue conferme. Salti improvvisi nel passato. Tonfi brutali nel tuo presente. E’ difficile, spiegare, scrivere, dire.

Ma è così. Le tue certezze messe improvvisamente in dubbio. Il tuo mondo fin’ora al sicuro nelle tue convinzioni, si mostra indifeso, fragile, felice, triste,speranzoso, dubbioso, amareggiato nel sentire quella voce.

Che di tanto fatto nella tua vita, tutto quello per cui ti sei sacrificato, gli errori, i passi falsi, i successi, tutto in pochi istanti viene messo in dubbio. Vorresti cambiare il corso delle cose, vorresti essere altrove, ma ti rifugi nella ragione. Quella ragione che è fredda, calcolatrice, imbarazzante nella sua presenza. Comprendi che tutto è rimasto com’era e che anzi nulla è mai cambiato.

E ti accorgi solo in quel preciso istante che il tempo prima e lo spazio dopo, non ti hanno mai separato e che puoi dire di aver amato, di aver imparato ad amare, di averlo almeno provato, realmente, veramente, intensamente.

Non so se ringraziarti, non so se maledirti a volte. So solo che quegli occhi li ho incontrati e da loro non mi sono mai separato.

Ma questa rimane una favola, una storia, incisa in queste parole ed altre mille nella testa e che forse, dico forse, col rimpianto enorme di non esser mai andato più in la, è meglio che rimanga tale.

Dio solo sa, quanto possa esser stato difficile rinunciare ad un sogno. Ma grande e magico che esso possa essere, sempre un sogno rimane.

Il problema a questo punto rimane uno solo: ho sempre avuto voglia di credere nei sogni, almeno nei miei.

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