Archivio per la categoria ‘we can’

Vicinato e pianerottoli #1

04 Maggio 2008

(lo numero perchè già so che sarà il primo di una lunga serie, lo sò)

E sta’ ragazzina del secondo piano non la pianta di urlare improvvisamente ad intervalli non regolari e mi fa saltare dalla sedia, mentre la vicina del piano di sotto ci chiede di toglierci le scarpe alle 2, 30 della notte quando siamo in cucina. I tacchi dice, i tacchi. Siamo tre cappelle qui dentro, signora. Davvero, quali tacchi ?
Vabè.
Sembra comunque una persona per bene.

conferme e ri-conferme in una notte sola

25 Aprile 2008

Basta svegliarsi, per rendersi conto che tutto è già svanito.

Ricominciamo da dove eravamo rimasti.

Ah si, lavatrice, pulizie, stirare, ordinare tutti i libri e le foto.

Preparare il pranzo, farsi una passeggiata pianificare il lavoro per il dopo-rientro.

Se può fà.

Il tempo delle favole è rimandato.

Ed ora respiriamo a pieni polmoni queste giornate di libertà.

Buon 25 aprile , signori miei.

Trasferte, migrazioni e piccioni viaggiatori

24 Aprile 2008

Come detto in trasmissione ieri sera, in questo periodo c’è tanta “carne al fuoco” (ed una grigliata me la farei volentieri). Tanti gli eventi in corso, dal WordCamp , MateraCamp e chiaramente anche l’ape(ritivo) di domani nella Milan che la lavora e che la produce.

Ora, con tutto sto ben di Dio di occasioni pubbliche per mostrare la propria bella faccia da culo, il portafoglio (sono sempre in territorio straniero) mi richiama all’ordine, mi lascia un pizzicotto e mi fa capire che non c’è trippa per gatti.

Ma quanti refusi.

Insomma, il budget va rispettato rigorosamente e rosicando rosicando, provvederò ad annullare la mia presenza per lo meno al MateraCamp. Oibò. Ed io rosico, perchè mi diverto troppo, perchè quando si sta insieme checchè se ne sia detto in questi giorni, il giochino blog assume conformazioni da festino universitario, di chiacchera di quartiere, di sagra o festa patronale. Si sono molto open-mind, lo ammetto. Che ci volete far ?

Mi limiterò a leggere, informarmi, seguirvi via streaming and much more. Perchè ce la metto sempre tutta, ma i tempi non son quelli che prevedevo e l’affitto bussa alle mie spalle.  Salutatemi i sassi e non tiratemeli dietro, ci siam capiti.

Domani parte un week lungo, il primo dei due in programma ed il sottoscritto quasi quasi sabato e domenica si butta tra terme e colli, con alimentazione sana, tante foto ed amici che non vedo da tempo. Per il mare, mi dicono dalla regia, ci sarà tempo, anche se ho una voglia incredibile di vederne un pò. Quasi quasi organizzo una fughetta in privè, di notte o di giorno è uguale: ma datemi salsedine e iodio, che dopo un pò se non ne vedo sbrocco*.

*(Mi altero, carinamente si capisce)

60 secondi di successo

22 Aprile 2008

Valutavo il potere della pubblicità, la sua capacità di attrarmi di invogliarla a guardare da sempre, fin da piccolo. Solo con le robe che io definivo di qualità. Quello spot fatto in un certo modo, quello slogan, quel mood. Crearlo a tavolino da un pubblicitario d.o.c. Uno dalla’idea sempre pronta e svelta. Innovativi questi. Da sempre avrei voluto fare il pubblicitario, nella lista dei lavoretti dei sogni, del film mentale di qualità. Ma può dirti anche bene. Magari, la imbrocchi quella serie di dieci venti, frasette high profile, sistemate alla cazzo, ma nel posto giusto. Perchè è l’esatto cablare del messaggio nel momento del recepimento che prende più di tutto. Ed è qui che che si colloca tutto il sistema, che ti crea la confezione più adatta per le tue esigenze. Non sempre, certo. Di spot da suicidio ne sono stati fatti tanti, ma tanti . Quelli brevi, una parola, due, quelli si che mi piacciono. Mi lasciano basito. Semplici, ma tutto li. Ascolto i Radiohead che con Hunting Bears sembrano non voler mai iniziare veramente e mentre mi guardo magari qualche altro spot in sottofondo (si son rimasto a sdivanare quissù), mi accorgo che la troupe no ha più la saponeria per i piatti, sporchi di carbonara, consumata con gusto magno e velocità. L’hanno spazzolata, champagne. Tutto questo per dire, che ho preso anche un caffè (quinto di una piccola moka bi-tazza verginella), che nemmeno faceva tanto schifo. Che fumo fuori dalla finestra, ho un portatile su quattro libri per facilitare l’areazione delle stanche ventoline, non ho un tavolino in stanza, scrivo in piedi da venti minuti e stasera posso cominciare a pensare che forse davvero primavera è (può essere) con un cielo che lascia qualche spiraglio a stelle lontane e poi vicine improvvisamente. Respiro profondo ed in fondo in fondo sento quel profumo tipico di giornate belle, vicine. Non trovo il tagliaunghie, il burro cacao, la guida alla città di Minneapolis dell’87 ed una stanza piccola ti si incasina più velocemente di quanto tu possa credere, fin tanto che la usi come studio, stanza da letto, angolo soggiorno.

 

Solidarietà

13 Aprile 2008

no video

Originally uploaded by puscic.



Per quanto possa servire. Io mi schiero. Almeno si può ovviare.

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