60 secondi di successo

22 Aprile 2008

Valutavo il potere della pubblicità, la sua capacità di attrarmi di invogliarla a guardare da sempre, fin da piccolo. Solo con le robe che io definivo di qualità. Quello spot fatto in un certo modo, quello slogan, quel mood. Crearlo a tavolino da un pubblicitario d.o.c. Uno dalla’idea sempre pronta e svelta. Innovativi questi. Da sempre avrei voluto fare il pubblicitario, nella lista dei lavoretti dei sogni, del film mentale di qualità. Ma può dirti anche bene. Magari, la imbrocchi quella serie di dieci venti, frasette high profile, sistemate alla cazzo, ma nel posto giusto. Perchè è l’esatto cablare del messaggio nel momento del recepimento che prende più di tutto. Ed è qui che che si colloca tutto il sistema, che ti crea la confezione più adatta per le tue esigenze. Non sempre, certo. Di spot da suicidio ne sono stati fatti tanti, ma tanti . Quelli brevi, una parola, due, quelli si che mi piacciono. Mi lasciano basito. Semplici, ma tutto li. Ascolto i Radiohead che con Hunting Bears sembrano non voler mai iniziare veramente e mentre mi guardo magari qualche altro spot in sottofondo (si son rimasto a sdivanare quissù), mi accorgo che la troupe no ha più la saponeria per i piatti, sporchi di carbonara, consumata con gusto magno e velocità. L’hanno spazzolata, champagne. Tutto questo per dire, che ho preso anche un caffè (quinto di una piccola moka bi-tazza verginella), che nemmeno faceva tanto schifo. Che fumo fuori dalla finestra, ho un portatile su quattro libri per facilitare l’areazione delle stanche ventoline, non ho un tavolino in stanza, scrivo in piedi da venti minuti e stasera posso cominciare a pensare che forse davvero primavera è (può essere) con un cielo che lascia qualche spiraglio a stelle lontane e poi vicine improvvisamente. Respiro profondo ed in fondo in fondo sento quel profumo tipico di giornate belle, vicine. Non trovo il tagliaunghie, il burro cacao, la guida alla città di Minneapolis dell’87 ed una stanza piccola ti si incasina più velocemente di quanto tu possa credere, fin tanto che la usi come studio, stanza da letto, angolo soggiorno.

 

breakfast AND lunch

16 Marzo 2008

Girare attorno ad un tavolo, forse più tavoli. In piedi. Pietanze, stuzzicherie, prelibatezze, piccole golosità.
Il sole entra dalle finestre e sbatte sui bicchierini di vetro colorato, che spaziano dal blu al verde.
Si parla molto.
Divani, chaise-lounge in pelle bianca. Legno. Vini bianchi. Un tappeto.
Faccio qualche scatto, furtivo.
Adoro i brunch, per quanto essi siano inflazionati(magari datati) e sulla-bocca-di-tutti è una formula che mi piace, mi mette a mio agio.
Io dopo un pochino, mi ritiro tra me e me. Non penso. Penso meno.
Non mangio tanto, non mi abbuffo, che poi mi appesantisco. Attento intercetto sguardi e sorrisi. Flussi discorsivi.
E’ bello anche avere chi ne organizza ancora e come desiderio organizzarme al più presto uno da me. Poi mi chiedo, quale me? Quello al centro, quello al nord ?
Dove lo spazio abbonda, mi rispondo, sicuro.

Te lo dice Loredana: Girl Power

01 Marzo 2008

Ri-cito il pianeta Sanremo non sò se per riempire o per dire e basta.
Ma la scena di una straosfericamente vestita Loredana Bertè con il Pippo più polveroso che mai, mi è rimasta lì.
(Ivana Spagna,scoppiettante sulle fascie)
Prima plagio,poi eccola qui.
E Baudo che dice certe cose, con quel certo tono, ruvido, demodè, finto,ecchepalle.
E lei si emoziona.
E tenta di grida(re) che “…le femmine non c’hanno niente in meno ai maschi…che quelli lì…”

Fantasista in azione.

22 Gennaio 2008

Ma la felicità in genere quanto dura? Cioè,è fissa o a intervalli ? Ha cicli boreali o australi ? Tentenna o persiste ?Ecco ancora ci devo far bene caso.La si preferirebbe come condizione costante o quasi.
Re-iniziare dopo lo stop è spiazzante.Come una finta dinanzi al portiere.Sembra che la prendi, invece ti si insacca il goal.
Uff, che stanchezza.
Voglia di andare al cinema e di piumone il pomeriggio.Nutella se ne hai.
Non sono sempre così, è che scrivo tardi e quindi sembro agonizzante(di sonno e/o fame).

Pizza Hut.

28 Ottobre 2007

A costo di ubriacarmi,io stasera di nuovo la pizza non la mangio.Dato che per motivi “X” che non vi stò a spiegare,anche in questo momento della serata di Domenica non posso che scegliere solo Pizza.Tra lavoro,cene”di fretta e per caso“,l’italico prodotto stà diventando l’unica mia possibilità di sostentamento.Non fanno altro che spuntarmi davanti supplì (talvolta crocchette per essere precisi) ed in una settimana,una volta su due,scelgo sempre lei.
Sto assomigliando ad una quattro stagioni. E quando é troppo é troppo.

 

-questa sopra riportata è una bozza che il mio dispositivo mobile si è permesso di postare in maniera autonoma.Ha semplicemente deciso che mentre mi facevo due sane chiacchere a parlare di tutti i locali della Frosinone anni’80,tra i frequenti:”Ohh,..“,”Ma dai..!“,”Te lo ricordi ?!“,”Quel posto spingeva…(detto in maniera laconica)”, lui , placchetta d’alluminio targata Nokia,zip,zop,zap lo invia.
Quando fanno così,quei “cosi” (io li vendo per professione,rendetevi conto),bè mi sento sbadato e irresponsabile nei confronti del mezzo blog,fine a se stesso.

che si sappia.-

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