Troppo sole (e caldo)
Venerdì, Luglio 4th, 2008Oggi ho visto un elefante volare.
Oggi ho visto un elefante volare.
Cominciamo con ordine: è Primavera. Ce l’abbiamo fatta. Da tempo ti aspettavo mia cara. Scrollati dalle spalle (e non ho scritto “palle”) quella rottura denominata Inverno, eccola qui, la signora delle margheritine e dei prati verdi.
A cavallo con questa gradevole ricorrenza si è ultimato il distacco definitivo ed ufficiale con la vecchia attività. Stop, non sarò più in quel negozio, non potrò più aiutarti con i miei servigi (cliente X) e con la mia pazienza (che era finita oramai). Qualche lacrimuccia, saluti, pensieri e si chiude un’epoca, una fetta di vita.
Ma proprio nell’ultimo giorno che doveva essere di sola discesa, che arriva quatto quatto il colpo di scena: offerta di lavoro e nuovo colloquio ad un attimo dalla partenza. Continuando a chiedermi se queste botte adrenaliniche servono a qualcosa, affronterò alle 16 l’incontro. Vedremo, mi dico.
E poi un classico d’altri tempi: quando non ne hai la possibilità per svariati motivi, ecco spuntare una serie infinita di possibilità e proposte per questa tre giorni pasquale.
Al mare ? Sulla neve a sciare ? Poi a Roma ?
Non hai che da scegliere.
Peccato che, non possa scegliere.
UMPF.
Mi stendo un poco al sole,eh.
In tutto questo frastuono di cose da fare, da dire, da sentire mi fermo un momento nel pomeriggio dopo pranzo a pensare che ricorre la pagana festività chiamata festa del papà.
E non papa , come tante volte mi è capitato di scrivere.
Come se in questo giorno, lui, figura primaria per antonomasia e equipollente accanto alla mamma, debba essere elevato a chissà quale gloria.
Ed il giochino è sempre quello, come l’8 Marzo, come il 14 Febbraio.
Solo trovare la scusa di parlarne oggi che è la festa DEL o DI o DELL’ .
La gloria di essere stato quello da cui ho preso probabilmente diverse cose, tra le più bizzarre.
Il soul, la passione per la sartoria, le camice, le stoffe selezionate. Le auto, i motori, la ferrari, le corse. Il viaggiare, il mare, le mani bucate, la tecnologia, l’interesse per le più svariate cose.
Che mi ha insegnato in un giorno in cui fuori era caldo, a leggere l’ orologio. Quell’orologio tirato fuori da una scatola che era del nonno, lupo di mare che non ho mai conosciuto.
Che con dovizia e cura, mi insegna a legarmi le scarpe, a farmi il nodo per assicurarle bene ai piedi.
A cavarmela ogni giorno da solo, ad essere attento ed ordinato.
Tu forte, tu con la divisa, tu burbero, tu dannatamente simpatico e irriverente. Siciliano con il cuore grande e poca volontà di ammetterlo.
Tu presente e assente a causa del tuo lavoro. Tu a volte annebbiato nella mia vista. Spesso non sapere cosa regalarti, spesso non conoscere i tuoi gusti. Chiamarti più volte al giorno , solo per sentire dire ” Pronto…” e d’istinto ” Come stai ? ”
Tu, che a volte non avrei mai voluto conoscere.
Ma che sei qui e ci sei sempre stato.
E continuerai ad esserci.
Ti voglio bene. Semplicemente ed intensamente.
E’ bello.
(issimo).
Che pagheresti per ripetere in loop, il momento dei saluti iniziali, del benvenuto, dei sorrisi che spuntano improvvisi.
Ecco, io per questi momenti qui premerei il tasto repeat a più non posso.
*(la prossima volta però occhio agli ammanchi,che così è più social e magari corretto)
**(Foto,link e dettagli nelle breaking news delle prossime ore)
Location:Roma, sotto la pioggia.
Il Mio.
Happy Santo Stefano to me.
(guarda un pò, se uno si deve autocelebrare così..)